Andy Warhol

LA VITA DI ANDY WARHOL

Andy Warhol, il cui vero nome è Andrew Warhola Jr, nasce a Pittsburgh il 6 agosto del 1928. Andy era l’ultimo dei quattro figli di Ondrej Warhola e di sua moglie Júlia Justína Zavacká, due immigrati slovacchi di etnia rutena che erano emigrati poverissimi negli Stati Uniti in cerca di fortuna. La sua infanzia è molto difficile in quanto sperimenta la povertà e l’isolamento, anche a causa di alcune malattie della pelle che lo rendono di uno strano colorito e molto sensibile alla luce del sole. Fin da piccolissimo Andy mostrò subito un certo interesse per l’arte e la creatività tanto da iscriversi e frequentare con profitto il Carnegie Institute of Technology. Una volta ottenuta la laurea a pieni voti, Andy si trasferisce nel 1949 a New York dove fin da subito inizia a raccogliere un certo interesse negli ambienti dell’editoria, della moda e della pubblicità. Infatti in pochissimo tempo riesce ad ottenere incarichi da Glamour, dal Newyorker e da Vogue, dimostrando una spiccata propensione per la pubblicità. Qualche anno dopo lo raggiungerà pure la madre, rimasta vedova, che da quel momento in poi diventerà sua collaboratrice nei lavori artistici. Così Andy inizia la sua doppia vita. Di giorno è alla costante ricerca di lavori mentre la notte lavora ai suoi progetti artistici. I primi anni sono molto difficili e all’insegna della povertà più assoluta. Qualche anno dopo lo stesso Andy racconterà di come i suoi primi anni newyorchesi fossero stati caratterizzati dalla presenza di grossi scarafaggi in tutte le case che aveva abitato. Racconta anche un aneddoto molto divertente ed esplicativo: durante un colloquio di lavoro con un’importante casa editrice, Andy apre la cartella dei suoi lavori e ne scappa fuori uno scarafaggio. La direttrice, dispiaciuta per lui, gli affida subito un progetto. I suoi lavori, però, iniziano a destare l’interesse di un pubblico molto vasto che richiede i suoi disegni per scenografie teatrali ma pure nelle illustrazioni di libri, sia per bambini che per adulti. Nel frattempo inizia a specializzarsi in pubblicità e riesce ad ottenere il suo primo lavoro importante: la campagna pubblicitaria per il calzaturificio I. Miller, cui faranno seguito anche le pubblicità e le vetrine realizzate per Tiffany e per molti altri negozi di lusso. Nei suoi disegni, di qualunque tipo essi siano, si nota un genio, una creatività senza precedenti che impressiona molto chi la guarda per la prima volta e che si mischia alle sue tante nevrosi, in un mix allucinato ma unico e riconoscibile. Nel 1952 Andy organizza la sua prima mostra e decide di farlo alla Bodley Gallery dove, nel pieno di Madison Avenue, presenta la sua opera Golden Shoes. Incoraggiato dal successo ottenuto, Andy decide di fare alcuni viaggi all’estero, in particolare in Europa e in Asia, dove trae ispirazione per nuove opere e nuovi soggetti ed inizia ad affinare quello che sarà il suo concetto più importante, filo conduttore di tutta la sua produzione: la popolarità dell’arte. Nel 1957 Andy apre la sua agenzia, la Andy Warhol Enterprises. L’azienda nasce con l’obiettivo di commercializzare le sue opere che iniziano ad essere sempre più numerose e soprattutto molto richieste, proprio perché Andy vuole che le sue opere raggiungano chiunque e possano essere alla portata di tutti. È intorno al 1960, però, che avviene la svolta. Infatti inizia ad utilizzare un’ispirazione fumettistica nei suoi dipinti e in ogni opera compaiono personaggi come Superman, Popeye e Dick Tracy ma pure brand commerciali come quelli della Coca Cola. Nel 1962 inizia ad utilizzare la tecnica della serigrafia nei suoi dipinti. È in questo periodo che compaiono nei suoi dipinti le famose lattine di zuppa che tanto saranno caratterizzanti della sua opera futura. Nei suoi disegni, però conquistano un posto anche elementi considerati molto forti come la sedia elettrica e gli incidenti automobilistici. Viene così coniato il termine Pop-Art per indicare innanzitutto l’arte di Andy Warhol. In poco tempo Andy raccoglie intorno a sé una serie di artisti e di seguaci che condividono le sue idee e decide quindi di creare le cosiddette Factory, ossia una sorta di accademia intorno alla quale si radunano gli artisti che sperimentano nuove forme di comunicazione. Nel 1963 Andy inizia a dedicarsi pure al cinema con due lungometraggi e tenta pure un’incursione all’interno della musica con un progetto in collaborazione con Lou Reed per il quale realizza la celebre copertina con una semplice banana gialla in primo piano che segnerà l’inizio di un’epoca.
Nel 1968, il 3 giugno, Andy è in compagnia del suo fidanzato Mario Amaya quando Valerie Solanas, una assidua frequentatrice della Factory nonché fervida femminista, spara ad entrambi. Nonostante le gravissime ferite riportate e la lunga degenza all’ospedale, entrambi sopravvivono. Lo spavento, però, è talmente tanto che questo episodio influenza moltissimo la sua arte. Lo influenza a tal punto da spingerlo a decidere di non denunciare Valerie. Il clamore della vicenda, però, passa in secondo piano perché due giorni dopo avviene l’assassinio di Bob Kennedy e tutta la stampa si concentra su questo elemento. Da questo momento in poi inizia a diradare le sue uscite pubbliche ma continua a produrre opere d’arte e a spaziare in vari campi. Esce il suo primo romanzo dal titolo “A: a novel” e inizia a collaborare fattivamente con il cinema grazie al sodalizio con Paul Morissey con il quale girerà Flash e poi Trash ed Heat rispettivamente nel 1968, nel 1970 e nel 1972. La sua carriera è un susseguirsi di successi in vari campi fino al 1980, altro anno miliare nella sua carriera perché si trasforma in produttore televisivo per la Andy Warhol’s TV. Dal 1986 inizia a dedicarsi alla produzione di ritratti, sia commissionati che non. In questo periodo realizza uno dei suoi lavori più celebri come “The Last Supper”, una rivisitazione dell’Ultima Cena di Leonardo. Il 22 febbraio del 1987 Andy si ricovera in ospedale per una semplice operazione di cistifellea. L’operazione, però, si complica e Andy non si risveglierà mai dall’anestesia. Aveva solo 59 anni. Un anno dopo viene organizzata una vendita all’asta di Sotheby’s che raduna oltre 10mila fra oggetti e opere appartenute ad Andy Warhol per finanziare le attività dell’Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, la fondazione a suo nome per la promozione dell’arte e dei giovani artisti. La sua salma viene sepolta a Pittsburgh, la sua città natale, e qui qualche anno dopo viene fondato l’Andy Warhol Museum in suo onore.

LE OPERE DI ANDY WARHOL

Andy Warhol è stato un autore molto prolifico che nella sua vita ha attraversato diversi periodi e stili. Alcune delle sue opere sono rimaste nella storia come esempio di arte contemporanea eclettica ed eccentrica, celebre in tutto il mondo. Fra tante opere meravigliose è davvero difficile riuscire a dire quali siano state quelle più celebri e apprezzate sia dal pubblico che dalla critica ed è molto più facile elencare quelle che ancora oggi hanno fama in tutto il mondo.
Fra le opere pittoriche e serigrafiche di Andy Warhol celebri restano i ritratti di personaggi famosi che ha immortalato durante la sua carriera. In particolare è molto famoso il ritratto di Marilyn Monroe ma anche quello di Che Guevara. Celebre anche la rassegna di ritratti che Andy dedicò ai regnanti più potenti del mondo ritraendo pure la regina Elisabetta di Inghilterra, Diana Spencer, Margherita II di Danimarca solo per citarne alcuni. Sicuramente, però, Andy Warhol è ricordato anche per due aspetti molto singolari della sua arte. Il primo è relativo al fatto che ritraesse infinite volte lo stesso soggetto nei suoi quadri. Le tele erano ripetute all’infinito mentre quello che cambiava era la dimensione della tela, i colori, le tonalità che comunque erano sempre molto sgargianti. Il secondo elemento è rappresentato dal fatto di inserire all’interno delle sue opere i grandi marchi pubblicitari dei prodotti di largo consumo. Grazie ad Andy Warhol, infatti, diventano celebri brand come la Coca Cola oppure Campbell’s Soup, la famosa zuppa americana che diventa una delle grandi protagoniste della sua arte. Nulla della realtà, contemporanea o del passato, sfugge al suo sguardo geniale e al suo processo di trasformazione. Anche grandi classici come le opere di Leonardo sono oggetto di rappresentazione: il celebre dipinto l’Ultima Cena leonardiana diventa per Andy Last Supper ed è subito mito. Nonostante la crocifissione da parte dei media che lo accusano di rendere troppo popolare l’arte, Andy Warhol può essere sicuramente definito il fondatore della Pop Art, colui che ha rivoluzionato il concetto di arte e di bello. I dipinti e l’arte pittorica – o serigrafica – non sono l’unico campo nel quale si cimenta il genio dell’arte di Andy Warhol. Un’ampia produzione la ebbe anche nel campo della scultura, senza tradire il suo soggetto preferito, ossia i prodotti di largo consumo e i marchi commerciali. Molte le sue sculture che riproducono il fustino del detersivo Brillo o le scatole di zuppa americana. Un’evoluzione nell’arte di Andy Warhol si ha quando si avvicina all’arte cinematografica. È il 1963 quando Andy acquista una macchina da presa Bolex 16mm e inizia a filmare tutto quello che lo circonda. Le prime riprese sono convulse e senza un soggetto particolare ma a poco a poco Warhol riesce a creare un suo stile molto personale pure per quanto riguarda le riprese cinematografiche. Arrivano quindi i primi lungometraggi ma anche un progetto che prende vita all’interno delle sue Factory. Qui, infatti, chiede a tutti coloro che a vario titolo frequentano le sue accademie di posare per tre minuti davanti alla telecamera accesa, con uno sfondo nero alle spalle e lo sguardo completamente immobile. Da questo progetto visivo nascono anche quelli che forse possono essere considerati i suoi ritratti più belli. Questa galleria di lavori, conosciuta come screen test, ritrae moltissimi personaggi famosi fra i quali si possono annoverare pure star del calibro di Salvador Dalí, Yōko Ono, Mick Jagger, Bob Dylan, Marisa Berenson, Lou Reed, Donovan, John Lennon, Mao Tse Tung, Muhammad Alì e molti altri ancora. Fra questi ritratti visivi di personaggi famosi si possono poi anche notare quelli di perfetti conosciuti che, in questo modo, venivano paragonati a coloro che erano conosciuti dal grande pubblico. L’obiettivo di Andy Warhol era infatti che ognuno potesse vivere nella vita i suoi tre minuti di celebrità: questa affermazione, diventata poi molto celebre, racchiude forse tutta l’arte e la filosofia dell’Andy Warhol artista a tutto tondo. Con questo stesso metodo di ripresa Andy realizza anche una delle opere forse più controverse della sua produzione con il titolo Blow Job. Il cortometraggio è composto dalle riprese video del volto di un uomo al quale viene praticata una fallatio: il filmato dura 35 minuti ma creano una scandalo senza precedenti nel mondo dell’arte newyorchese e mettono alla gogna gli ambienti omosessuali e artistici dei quali Andy fa pienamente parte, pur essendo un cattolico fervente e praticante.
Andy Warhol è stato anche un grande mecenate e con la sua attività ha contribuito a far emergere grandi talenti che altrimenti sarebbero rimasti nascosti. Le sue Factory, infatti, nascono proprio con l’intento di creare un ambiente favorevole allo sviluppo artistico di chi era dotato ma privo di mezzi per poter tentare la carriera artistica. Fra i personaggi famosi che a vario titolo trascorrono un periodo più o meno lungo all’interno delle Factory di Warhol abbiamo lo street artist Keith Haring, l’italiano Francesco Clemente e Jean-Michel Basquiat.

LE MOSTRE DI ANDY WARHOL

Sono tante le mostre che fanno conoscere le prime opere di Andy Warhol al grande pubblico. La sua prima mostra personale viene organizzata nel 1952 a New York, presso la Hugo Gallery: l’esposizione di 15 disegni che sono liberamente ispirati ai racconti di Truman Capote. Da quel momento è un susseguirsi di mostre personali che iniziano nel 1954 con Londra e la Loft Gallery e culminano nel 1964 quando espone le sue opere a Parigi, nelle Galerie Sonnabend. Nel 1962 è la volta, invece, di Los Angeles dove espone le sue opere in una personale organizzata alla Galleria Ferus, animata da Muriel Latow. Era stata proprio la gallerista, qualche tempo prima, a proporre ad Andy Warhol di puntare su qualcosa di più popolare da ritrarre nei suoi dipinti. Nasce così la serie di dipinti Campbell’s che racchiudono forse la summa della sua filosofia: l’arte popolare (detta appunto Pop Art) che permette a chiunque, dal personaggio ricco e famoso fino al più povero degli americani, di usufruire degli stessi prodotti di largo consumo ma pure delle stesse forme d’arte. Un concetto di arte, quindi, che stravolge completamente quello che era stato fino a quel momento il concetto di bello, indissolubilmente legato a quello di esclusivo, e che rende Andy Warhol l’attuatore di una rivoluzione che cambierà per sempre il mondo dell’arte. La mostra di Los Angeles può essere considerata forse una delle ultime che si svolge sul territorio americano. Con la nascita delle Factory, infatti, Andy preferirà sempre di più utilizzare i suoi spazi espositivi per rendere ancora più popolare e alla portata di tutti le sue opere. Lo stesso accadrà per quanto riguarda le sculture, le opere d’arte in ambito musicale e soprattutto i suoi film per i quali sceglierà di realizzare proiezioni in alcuni cinema piuttosto che altri. C’è tutta una produzione, infine, che riguarda soprattutto i cortometraggi e i lungometraggi considerati più scandalosi che circolerà soltanto in alcuni ambienti e che sarà visibile al grande pubblico esclusivamente molti anni dopo la morte dell’artista americano.
Ancora oggi, però, sono tantissime le mostre che ogni anno si tengono per celebrare il genio e l’arte di Andy Warhol, padre della Pop Art. L’importanza di questo grande personaggio è enorme se si pensa che con le sue idee sull’arte ha influenzato artisti contemporanei di grande calibro come Agatha Ruiz de la Prada, di professione stilista, oppure il visionare regista Pedro Almodovar e, infine, la cantante Alaska che ha fatto delle influenze della Pop Art il suo cavallo di battaglia. In Italia l’ultima mostra famosa dedicata ad Andy Warhol è stata quella del 2017 che si è tenuta a Palermo e ha radunato 150 fra opere e oggetti appartenuti al grande artista. Nel 2018, invece, è stata la Spagna ad essere il palcoscenico di una mostra itinerante che ha coinvolto le città di Malaga, Barcellona e Madrid e celebra i nove giorni del 1983 durante i quali Warhol soggiornò proprio a Madrid. A testimonianza della grande arte trasversale di Andy, nel 2019 la mostra sull’artista che desterà più attenzione è sicuramente quella che il Vaticano sta organizzando in collaborazione con The Andy Warhol Museum e che metterà al centro della scena la produzione sacra dell’artista che fu anche un fervente credente. La mostra arriva esattamente 39 anni dopo quello che all’epoca fu considerato un evento incredibile, ossia l’incontro fra Andy e l’allora papa Giovanni Paolo II.
Andy Warhol resta uno degli artisti più rivoluzionari di tutto il panorama artistico mondiale ed è stato calcolato che al mondo, dopo Pablo Picasso, è quello che ha venduto più opere in assoluto. Proprio per questo ogni anno vengono organizzate moltissime mostre che si propongono di ripercorrere la carriera artistica di Andy Warhol a 360 gradi in qualsiasi parte del mondo.